pausa pranzo

lun 19 feb 2018 h 20:52

Vado in quel ristorante ogni giorno alle 13:30 in punto.

E’ un posto sobrio, pragmatico e semplice, uno di quei posti che badano alla sostanza e non hanno bisogno di mettere i quadri al muro per farti venire voglia di andarci.

Quei posti dove ti aspetti di trovare sul menù le cose che potrebbe cucinare tua madre e per questo motivo ti fa sentire un po’ come se fossi a casa anche a cinquecento chilometri di distanza.

Il proprietario è un signore sulla sessantina, è una di quelle persone dall’animo buono, che pensano solo a lavorare e lo fanno da quando erano ragazzini.

Loro si accontentano del poco che gli offre la vita e conducono la loro esistenza ordinaria con pazienza e una sorta di romantica rassegnazione; non hanno mai avuto grilli per la testa le persone come lui.

Chiama tutti “avvocato”, potrebbe trattarsi di un adolescente con una cresta punk o un distinto uomo d’affari della sua età lui lo chiama “avvocato”, ed ha costantemente un fare dolce e servile con il suo viso stanco, ma mai abbastanza da non riuscire ad improvvisare un sorriso da manuale al cliente di turno.

Alle persone così idee come fare la rivoluzione, intascarsi un portafogli lasciato su una sedia mentre il proprietario ignaro si allonana o tradire la propria moglie proprio non li hanno mai sfiorati.

Appena svuoto il mio piatto lui non si avvicina subito come fanno quei camerieri un po’ spavaldi e sicuri di sé che con occhi pesanti spingono lo sguardo contro la tua fronte.

Lui no, lui lo guarda e passa accanto al mio tavolo un paio di volte, poi si avvicina quasi con un po’ di vergogna e con un espressione di scuse (che immagino sul suo viso pur non avendolo mai guardato) nel momento in cui invade con dolcezza il mio spazio vitale e poggia i resti della mia pausa pranzo sul lato interno del suo avambraccio, pronunciando sempre una sola parola “caffè?”

Di quelle persone riesci a prevedere ogni aspetto della vita, riusciresti anche ad indovinare il colore dei suoi pavimenti, la forma del suo tavolo, il modo in cui si siede la sera davanti al suo camino o le parole che usa per dire alla moglie di non preoccuparsi del dolore che ha avvertito al torace.

A volte penso che vorrei essere una persona così un giorno, altre volte penso che sarò tra quelli che faranno la rivoluzione, altre ancora sono sicuro che morirò prima di compiere i trentacinque anni.

Quello che so per certo però è che io in quel posto non vado solo a mangiare, vado a sentire il calore del camino che quel signore sconosciuto ogni giorno accende nel suo piccolo ristorantino e con il quale mentre mangio il suo menù di sette euro riesco a volte a sciogliere la coltre di ghiaccio che avvolge il mio cuore da non so più quanto tempo ormai.

E sì, se volete saperlo il caffè da lui lo prendo sempre, lo fa da schifo,
ma non avrei mai il coraggio di dirgli di no.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...